Gioielli in Fermento è come il vino bono…

C’è sempre un buon momento per stapparlo e goderne in compagnia con le persone che veramente sanno apprezzarlo…

Gioielli in Fermento è questo; più che altro è come ritrovarsi tra persone amiche in un ambiente confortevole con cui trascorrere ore spensierate. E, come per tutti gli anni, anche quest’annata di Gioielli in Fermento, che abbina il gioiello al vino nelle ispirazioni e nei contenuti, si conferma un’etichetta di grande qualità del gioiello d’autore dovuta sicuramente alla sinergia tra una serie di fattori, in primis la partecipazione calorosa delle persone che amano il gioiello a tal punto da condividerne la sua scomposizione, destrutturazione per farlo diventare opera d’arte, sempre diversa, e sempre una scoperta. Rimanendo in tema di vini, i tanti designer che hanno partecipato alla terza edizione della manifestazione orafo-vitivinicola in un certo qual senso hanno dimostrato di avere il naso da sommelier capace di distinguere i colori, i sapori e nell’annusare il loro gioiello si sono lasciati inebriare dai sensi servendolo nel calice migliore e con l’accompagnamento più congeniale in tavola. Io, sarà che sono un’amante del vino e del gioiello, non posso esimermi dal proporvi le immagini di quest’ultima edizione di Gioiello in Fermento invitandovi a partecipare, fino al 13 giugno a Torre Fornello (Località Fornello – Piacenza).

Una raccomandazione: non esagerate con la spilla Nero D’Avola che quella dopo un po’ di sorsi dà alla testa…

Grazie ai designer provenienti da tutto il mondo: Alessandro Petrolati, Alessia Mocavero, Annamaria Iodice, Barbara Paz, Caterina Zanca, Clara Del Papa, Claudia Steiner, Corrado De Meo, Davide Zambon, Eleonora Battaggia, Eleonora Ghilardi, Eva Franceschini e Laura Stefani, Federico Vianello, Flora Sica, Francesca Gazzi, Gaspare Gaeta, Gianni Riva, Gioielli in fermento 2013, Giulia Savino, Giuseppina Dallanoce, Graziano Barzetti, Heidemarie Herb, Heike Wanner, Katharina Moch, Kika Rufino, LiChu Wu, Lilia Breyter, Lucilla Giovanninetti, Luisa Chiandotto, Maddalena Rocco, Margareta Niel, Maria Carelli, Martina Eiselein, Materiaprima Design, Maura Biamonti, Maximilian Czerny, Mia Kwon, Narciso Bresciani, Nicoletta Dal Vera, Nicoletta Frigerio, Patricia Alvarez, Patricia Cruz, Patricia Gallucci, Premio TORRE FORNELLO – Gioielli in Fermento 2013, Roberta Pavone, Roberta Risolo, Roberto Grimani e Raffaele Irace, Sara Progressi, Silvia Beccaria, Simona Materi, Simonetta Starrabba, Stefano Rossi, Viktoria Münzker.

E uno speciale grazie a Eliana Negroni, che ha curato il progetto e che mi tiene sempre informata! Prima o poi ce lo beviamo un bicchiere di vino insieme…

www.gioiellinfermento. com

Gioiellinfermento-2013_Eleonora-Battaggia-I-Barbara-Paz-Ar-Li-Chu-Wu-Uk-Maximilian-Czerny

Munzker_Nero-dAvola-spilla

mocavero-pappardella-alloliva-di-onice

francesca gazzi - bracciale in principio era la tavola

Kwon_collana-Likeleaf-porcellana montblanc

federico vianello

Frigerio – Compendio

 

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Agganciare i componenti! (come Mazinga e Venus)

(Il bacio è l’apostrofo rosa tra le parole T’Amo. E va bene. L’anello può essere la congiunzione magnetica di pietra e struttura anulare? Mai stato più facile di così.)

Passo indietro.

L’aggancio dei componenti c’è e si vede molto bene anche nelle immagini. Ma secondo me né quella granfiga di una robotica Venus né Mazinga sarebbero rimasti indifferenti al fascino degli anelli di Freedom of Creation. Che pure ha un nome molto ispirante. Non entrerò troppo nel merito perché mi muovo su un terreno che non conosco e sconfinare nel “ma che sto a dì” è un attimo. Vi posso dire che si tratta di oggetti realizzati con stampa in 3D. Qui potete vedere anelli in 3 versioni, Evil, Posh and Shrunk, realizzati da Brian Garret il quale ci ha visto lungo perché secondo me ha saputo stimolare l’animo ludico che c’è in ognuno di noi con le forme ma anche con il gioco di colori fluo. E la semplicità impera anche nel montare-smontare questi anelli che sono composti grazie ad un magnete attaccato alla struttura di metallo. Fine della storia. Questi anelli transformers faranno tanta strada, lo so. Icon Snap Ring. Ricordate questo nome.

Foto: http://www.freedomofcreation.com/collection

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Colore. Aaazione!

Ultimo ciak per le fibre della lana, anche le pecore si devono riposare ad un certo punto ed entrare in vacanza con il cambio di stagione. La cosa divertente delle creazioni qui presenti e realizzate da Zoe Robertson è che a tutto mi fanno pensare tranne a qualcosa di pesante come potrebbe sembrare considerando il materiale utilizzato… Che vi devo dire, sarà la leggerezza dei pois, saranno i colori fluo tipicamente estivi, saranno le palline che richiamano quei maxi giochi in cui si tuffano i bambini alle giostre. Ecco, anche io mi tufferei volentieri dentro queste collane, spille e anelli indossando una cuffietta a fiori vintage come quella che vediamo qui. Più guardo queste immagini e più penso alle caramelle gommose ai frutti rossi, ai fragoloni e alle palline del gelato. La mia ammirazione nei confronti di questa linea di bijoux sta sconfinando in qualcosa di deleterio per il mio organismo e facendo un rapido calcolo alla mano intuisco che le calorie che andrei assumere sarebbero inversamente proporzionali ai “carati” di questa serie di bijoux. Quindi, in vista della bella stagione in arrivo mi dichiaro ufficialmente a dieta.. anche da certi bijoux che gonfiano la pancia più del proprio senso estetico. Ecco. Però domani che è 1° maggio alle fave e pecorino non posso rinunciare, me lo impone la tradizione. Meno male che a nessun designer è ancora venuto in mente di fare creazioni a forma di latticini.. sarebbero la mia rovina!

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Creazioni trattate con i guanti (la rivincita di Cenerentola)

E’ l’ennesima rivincita di chi vive dentro di sé la sindrome di Cenerentola (e non siamo poche, alzate le mani anche voi che vi nascondete dietro la zucca). Se non è tutto oro quello che luccica, lo stesso vale per materiali meno nobili che contengono nel DNA particelle di preziosità. Per esempio, vi racconto oggi la storia di un guanto di lattice che si credeva un gioiello. Dopo aver trascorso una vita riposto non al caldo di un portagioie di velluto ma all’addiaccio abbandonato sulla plasticaccia di un secchio o in un ambiente umidiccio come quello di un sotto-lavandino ecco che arriva per lui il riscatto di una vita di lavori forzati di mano a sciacquare pentole incrostate, litigare con una spugna perennemente zuppa e lasciarsi aggredire da ogni sorta di detersivo tossico. Non so se anche a lui sia valso l’aiuto di un gruppo di topolini capitanati da un gas-gas dell’idraulica, fatto sta che la fata turchina in questione si chiama Min-Ji Cho, classe 1982 nata a Seoul, Corea. Cenerentola deve avere avuto una certa influenza nella sua formazione artistica.

Il suo magicabula è: creare gioielli utilizzando oggetti trovati dal quotidiano ed esplorare il significato di valore materiale reale che ha l’estetica di oggi. La magia crea nozioni contemporanee di preziosità, il cui sogno ha i contorni di prezioso e non prezioso.

(http://www.minjicho.com/)

 

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Fiato ai colori!

Iniziamo scrivendo osservazioni futili e a volte prive di fondamento (che inevitabilmente fanno parte di me e di conseguenza del mio blog) così ci leviamo subito il pensiero. Il nome di questa designer già mi piace perché io che sono italiana in Heidemarie Herb ci leggo la spontaneità di Heidi, la delicatezza di Maria e la primavera erbosa che colora le sue idee. Ok, proclamata al mondo questa mia verità so che molti lettori ci lasceranno.. per i superstiti rimasti a leggere la manciata di righe che segue continuo con una promessa: cercherò di dire tutta la verità, nient’altro che la verità e spuria di sciocchezze, lo giuro! Scusate, un’altra premessa: se visitate il suo sito, troverete quello che a me pare il suo miglior biglietto da visita: la foto di lei con un sorriso e un’allegria negli occhi che chi la vede non può non ricondurre queste opere a lei senza bisogno del cartellino sotto con il suo nome. Sempre lei, la mente creativa di queste meraviglie, a proposito delle sue creazioni spiega che sono ispirate da riflessioni sul rapporto fra l’uomo e la natura, con tutto quello che essa è capace di esprimere: i colori che suscitano sentimenti e pensieri, i suoni, il ciclo di vita, l’esistenza dalla nascita alla morte, i misteri, i segreti che nasconde. “Mi piace coinvolgere i sensi, far riflettere la mente, evocare sentimenti, favorire l’abbattimento del muro di superficialità e individualismo che sembra essersi impossessato dell’uomo moderno. I miei lavori sono da guardare, da vivere, da pensare, da condividere.” Credo che la linea Pigments and minipictures ne sia la prova…

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Mare profumo di mare

Alla vigilia di Pasqua io comincio a pensare ad una sola cosa. Voi direte, a fare indigestione di uova di Pasqua? Niente affatto… per me da questo momento si dichiara aperta la bella stagione colorata da giornate di sole, avvolta in profumi di fiori, scandita da tramonti rosa e giornate di mare che rinfrescano i sensi. Quindi credo che dalla prossima settimana me ne infischierò delle previsioni meteo e metterò via galoche e ombrelli, colli alti e velluti per far tornare l’armadio ai suoi veri colori… e per gli accessori?

Un buon punto di partenza è con materiali che fanno subito estate come la corda che richiama la cima della barca, o gli intrecci che ricordano quando si facevano le bancarelle sulla spiaggia. Il risultato evoluto dei miei pensieri amarcord estivi sono le proposte della nuova linea di Eleanor Bolton dove collane e bracciali in cotone intrecciano nuovi dettagli di stile in cui il colore è sempre protagonista. Sono letteralmente rapita dalla collana con gli oblò (per restare in tema di estate-barca-vacanze) ma non ci sono dubbi che, se potessi, ogni bracciale, collana di questa collezione sarebbe sfruttato da me con la stessa cadenza quotidiana con cui si cambia il bikini al mare. Ogni giorno un colore, un modello, una fantasia… perché  io valgo, e anche questi accessori!

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E ora sentitevi leggere

Sto facendo dei corsi di respirazione molto zen e sono sicura che quando avrò trovato il metodo per riconoscere il punto di abbandono tutto questo mi gioverà. Per ora sono partita bene, look, colori e tappetini giusti ce li ho…

Primavera o non primavera quindi questa è la fase in cui è bello sentirsi leggere. E per chi ancora non ci riesce da dentro (lo so che non è italiano questo) magari può farlo partendo dall’esterno…

Io per esempio con indosso queste creazioni di Kristin D’Agostino, che è anche appena stata selezionata per Schmuck 2013 scusate se è poco, mi sentirei parecchio leggera.

La sua collezione si chiama Take Away. Lei fa riferimento al concetto di contenitore (proprio come mi sento io adesso) e da lì è partita la sua ricerca verso qualcosa di tranquillo, materiale non tossico, e la sensazione di leggerezza. Come ci è riuscita? Con filo da pesca, contenitore da asporto e argento. Facile no?

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Con questo anello io… non ti sposo ma m’innamoro

C’è un sito che pesca dal web il meglio della gioielleria e si chiama Featuring. E’ qui che io ho pescato questi particolarissimi anelli che mi hanno emozionato, ognuno per un motivo diverso, e che ho deciso di proporre anche qui per condividerli con voi. Perché anello è elemento di congiunzione, come quello tra me e voi, congiunzione anche tra Idea e Realizzazione. Ecco i miei amori a prima vista.

Ad esempio, il primo, che idea ha? Io vedo una foresta di funghi e penso ai cartoni animati, sì va bene anche ai Puffi ma qui chiamiamo in causa la regina delle favole, Alice nel paese delle Meraviglie. Più avvolto in un’aurea di sogno di questo anello io non so…

Alice in Wonderland Ring di H.Stern Mushroom Forest – Enameled gold ring with diamonds.

Decisamente più essenziale sia nel materiale usato come il legno e sia nell’idea che mira al cuore con spontaneità, l’anello nato da due mani che si aprono all’idea di generosità, amore, reciprocità. Straordinario nella sua semplicità e immediatezza simbolica.

“Generous” Hand carved wood ring di Julia Harrison – Maple, wax

Qui entriamo in clima cinematografico di questi giorni perché mi fa pensare un po’ ad Anna Karenina questo anello che non mi stupirei di trovare nel suo portagioie per lo stile e per il richiamo ai pizzi, agli opali. Elegante e sofisticato.

“Stardust on my Sleeve” di Victoria Lansford. Russian Filigree Hinged Cuff Bracelet. Sterling and fine silver, 22k gold, Koroit Opals

Ammetto di non avere un buon rapporto con il telefono ma camuffato in questa maniera credo che lo porterei sempre con me, anche perché so che non mi creerebbe nessun disturbo :) . Un omaggio ad oggetti del passato, immersi in un fascino vintage che esprime insieme nostalgia e meraviglia.

“Ring, Ring” di Monika Krol – 14k gold, 19k gold and found objects.

Delicato e fugace questo anello, che impiega il tempo della goccia di cadere e rompersi in mille frammenti di luce… quanto basta per innamorarsene. La perla è solo una piccola parte del complesso fenomeno artistico che rende questo anello un capolavoro.

Pearl ring di Leyla Abdollahi

Una realtà metropolitana (ma non troppo) ispira infine questo anello che rimanda ad una struttura di ghiaccio e dal peso artistico notevole tanto da dover essere indossato con due dita…

‘Cityscapes Knuckle Duster’ ring di Christina Elleni. Sterling Silver & Perspex

 

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Carta vecchia fa buon bijou

Altro che sudate carte… per citare Giacomo Leopardi. Queste carte sono “ingioiellate” in maniera esemplare e confezionate in modo da proporsi come accessori unici e assolutamente aggiornatissimi, non trovate? Che la vostra fonte d’informazione preferita sia un periodico o quotidiano il risultato per Francesca Vitali non cambia: materiale riciclato applicato all’arte sempre è!

A guardarle, queste creazioni ti fanno pensare che la carta sia il materiale più malleabile della terra capace di grandi trasformazioni. Ciò che affascina la designer che della carta si è innamorata è la possibilità di trattare un elemento delicato derivato da un materiale robusto e ruvido come il legno. E, modellato tra le mani di Francesca, la carta diventa ancora una volta altro in un’ulteriore metamorfosi dando forma concreta ad un’idea.

Tutto viene raccolto e finisce nelle sue mani, riviste, mappe e anche borse della spesa senza discriminazione per carta ruvida, vintage, raffinata o artigianale.

E’ bello pensare che la carta di oggi non finirà nella spazzatura domani ma magari andrà ad adornare le orecchie o le dita di una bella donna.

E’ anche bello pensare che una notizia di cronaca o di attualità non finisca nel dimenticatoio ma continui ad esistere sotto una nuova forma, aspetto, dignità, espressione..

Io, per esempio, chiederei a Francesca di realizzare per me una parure composta da tutti i ritagli che riportano successi di un certo capitano della mia squadra del cuore (magari dalla gazzetta dello sport che è pure rosa e già dà quel tocco glamour) oppure vorrei una collezione di anelli con un copia e incolla delle ultime sfilate e abiti visti in passerella…

… potrei iniziare a mettere da parte un po’ di carta… chi ben comincia…

 

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Allergica a certi metalli? Prova il 100% cotone!

Ad ogni problema corrisponde una soluzione. Se poi la soluzione supera per qualità ed effetti l’origine del problema ben venga! Faccio un esempio: ho accompagnato una persona dal dermatologo ed è venuto fuori che aveva un’allergia a certi tessuti e così gli è stato prescritto di fare shopping (yeah!) limitandosi solo al cotone 100%. Il risultato è che non ha più fastidi e anche un guardaroba nuovo di tutto rispetto, piacevole alla vista di chi gli sta intorno. Ma per non divagare e rientrare a bomba in argomento gioielli penso a molte mie amiche che l’oro proprio non lo portano, né giallo, né rosa, né rosso, né bianco né nessuno dei suoi derivati. Anche queste sono allergie, magari ideologiche, ma pur sempre allergie. Anche a me a volte capita di provare “intolleranza” verso alcuni monili, pietre ecc. e qui sta il bello del mio blog: aiutarvi a spaziare lungo le possibili e avanguardistiche sfaccettature del gioiello o ornamento. Che ne sai che poi tu che hai sempre amato il bronzo non t’innamori della gomma? Oppure tu che hai sempre confessato il tuo credo per l’argento non ti fai tentare dal peccato originale dei materiali di riciclo? Io oggi vi propongo qualcosa che va bene a tutti, è democratico, e che viene testato dai dermatologi :) – il 100% cotone. E chi è la nostra cura che ci porta ad assumere la medicina durante i pasti ma anche prima, senza effetti collaterali e nemmeno delimitazioni per chi è in gravidanza, anziana o bimba? Il suo nome è Noy Alon. Sissignore, ne abbiamo già parlato di questa autentica forza creativa a proposito dei suoi monili-rossetti (come li avevo chiamati io) ma stavolta esce dal reparto cosmetico per piazzarsi tra gli scaffali di abbigliamento dove il cotone la fa da padrone. Veramente il cotone è solo uno dei componenti delle sue nuove creazioni che v’invito a scoprire personalmente, ma del cotone ne fa un uso speciale tanto da renderlo protagonista pur nella sua oggettiva semplicità. Io nella mia breve vita creativa che si è arenata intorno ai 10 anni mi sono limitata a intrecciare braccialetti con tanti fili di cotone e farci poi una bancarella al mare con le mie amichette…

Lei invece liquida questo suo lavoro spiegando che è stato fatte per un corso chiamato gioielli tessili che ha seguito l’anno scorso nella sua scuola-Shenkar School of Design di Tel Aviv. Se vi state chiedendo dove sia nata l’ispirazione ecco la sua risposta: “Ho preso  ispirazione dal libro The Yellow Rain di Julio Llamazares. Sono rimasta affascinata dalla storia di un villaggio spagnolo che viene abbandonato dai suoi residenti”.

Gli anelli sono favolosi nella loro semplicità esprimendo la grandezza monumentale contro la delicatezza del filo di cotone…

 

 

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